L’idea si deve ad Andre Simpson, professore presso il Dipartimento di Scienze fisiche e ambientali dell’Università di Toronto Scarboroug, che è riuscito ad ottenere una resina biodegradabile riciclando l’olio esausto del noto fast food.

Il professore ha trovato ispirazione analizzando le molecole delle resine commerciali, molte delle quali sono simili agli oli da cucina.

Il team di ricercatori grazie ad un processo chimico ha trasformato con successo un litro di olio in 420 ml di resina. Con il materiale prodotto è stata stampata in 3D una farfalla. La resina si è rivelata strutturalmente e termicamente stabile e perfettamente biodegradabile in sole due settimane, con caratteristiche fino a 100 micrometri.

La clamorosa scoperta di Simpson ha ricevuto finanziamenti dal Natural Sciences and Engineering Research Council del Canada (NSERC), dalla Canada Foundation for Innovation (CFI), dal governo dell’Ontario e dalla Krembil Foundation. 

La ricerca mostra come utilizzare l’olio esausto per ottenere resina per la stampa 3D potrebbe essere la soluzioni a diversi problemi: 

  • un’alternativa più ecologica ai materiali di stampa 3D in resina tradizionali;
  • una soluzione allo smaltimento e al riciclo dell’olio da cucina. 

La resina a base di olio può essere prodotta per un minimo di 300 dollari per tonnellata, le resine ad alta risoluzione di oggi arrivano a costarne anche 525.

 Che futuro avrà questa incredibile scoperta? Che tipo di applicazioni?

Io sono molto curiosa di vedere i prossimi sviluppi! 

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Claudia Di Ciancio

Claudia Di Ciancio

Responsabile Marketing Area 3D

Laureata in Economia Aziendale e Management, dopo un’esperienza di circa tre anni in una delle Big Four ha deciso di seguire la sua passione, approdando in Valore BF SolidWorks Reseller. Qui si occupa di tutti gli aspetti del marketing. La sua citazione preferita è “La differenza tra un sogno e un obiettivo? Semplicemente una data” .